> Eravamo in radio, ora non ci siamo più. Siamo un programma radio senza radio. E ci piace pure.
> Però trasmettiamo ancora. Ci trovate - grosso modo - il secondo e il quarto sabato di ogni mese alla Collina dei Conigli, il pub del Parco Urbano di Forlì. Trasmettiamo dal vivo e in diretta per tutti i fortunati avventori del pub più bello del mondo. E siamo sempre bravissimi.
> La famiglia è aumentata, nel frattempo. Abbiamo anche l'Ospite Internazionale. E ne siamo felici.
> Per il resto è tutto uguale: buona musica, illuminanti dialoghi, simpatiche sigle, le rubriche, il Condottiero, l'Enciclopedia, Michele l'Esperto, il Regista e l'Inviato...
Come sempre, il top.

domenica 6 gennaio 2008

Regalo! Intervista agli Jang Senato!

E come regalo per l'anno nuovo, ecco la versione integrale dell'intervista che il Condottiero ha fatto ai bravissimi Jang Senato, pubblicata parzialmente sulla Voce - quotidiano forlivese - a metà dicembre. E vi anticipiamo che presto avremo il gruppo ospite in studio!

Avete molte anime musicali al vostro interno, o almeno due: quella più rock e quella più minimalista...
Si, hai ragione, c'è questo dialogo in noi tra un'urgenza di libertà sicuramente più giovanile e viscerale, che si esprime meglio, come è sempre stato, attraverso il rock'n roll, e lo stimolo invece a creare sempre più spesso arrangiamenti obbligati e vincolanti, cosa che al contrario è il risultato forse di un'esigenza più matura di rigore e disciplina... forse ciò è dovuto al fatto che non siamo più adolescenti... ma neanche vecchi: Jang Senato, per l'appunto.
Rappresentate un equilibrio perfetto, unendo la migliore classicità cantautoriale con l'urgente innovazione di una certa presenza elettronica. Come lavorate sui pezzi?
I punti di partenza sono sempre due: melodia e minimalismo, a costo di sacrificare certe possibilità virtuosistiche che qualcuno di noi sicuramente avrebbe, tutto è indirizzato al brano in sé, come per offrire ad esso vita propria; e niente dev'essere cerebrale o autoreferenziale. E’ una specie di abnegazione per cui ciascuno di noi in un certo senso si annulla, rimanendo tuttavia se stesso, nella semplicità del pezzo. Ingenuità coltivata dunque, o se si preferisce una consapevolezza disposta all'innocenza, qualcosa tipo natura e cultura. Chiaro che tutto succede in modo estremamente spontaneo, quindi si tratta di osservazioni che possiamo fare immediatamente prima o immediatamente dopo aver suonato, mai durante. Per quanto riguarda l'uso a volte avanzato di certi macchinari, poi, questo è sicuramente un lascito del lungo apprendistato fatto in studio quando ancora ci chiamavamo Daunbailò, dove per tre anni si passavano venti ore al giorno nella ricerca spasmodica di recuperare quel divario tecnico che ci teneva separati dolorosamente da tutta la scena internazionale. Che ora questa sia una priorità o meno, c'è da dire che tutti questi anni, in qualche modo, devono pur essere serviti.
Da dove proviene la scelta del cantato italiano?
Il cantautorato italiano ha una tradizione eccellente; da un po’ di anni però, neanche fossimo una colonia, si cerca spessissimo di unire forzatamente la lingua italiana con tendenze melodiche d'oltreoceano che paiono sempre più "imposte" che "assimilate", con risultati che, almeno fin qui, ci sono sembrati molto deludenti. Non dico questo per tessere le lodi di una nuova specie ridicola di orgoglio nazionale, fuori luogo in tutti i sensi, ma riteniamo che alla base di questo fallimento ci sia un problema linguistico ben preciso, che non ti sto a spiegare, ma che ha a che fare con roba tipo la presenza più o meno marcata di sillabe tronche ecc. ecc. Partiamo in verità da una consapevolezza abbastanza paradossale, ossia che le note e le parole sono segni eterogenei, che fanno a botte molto spesso tra di loro e che succede spesso che a prevalere sia il testo a scapito della melodia o viceversa. Questo del resto è un problema storico, che attraversa come un filo rosso la storia di tutto il nostro cantautorato e ci permette di capirne le evoluzioni...
Noi giovincelli senatori dal canto nostro produciamo una vera marea di melodie, ma suoniamo solamente quelle che, quasi per magia, sono nate in simultanea con il testo, forgiate con esso, sperando così in una fusione più spontanea e come dire..."primordiale" tra metrica testuale e metrica melodica. In questo modo è certamente impossibile raccontare una storia ben definita, ma d'altra parte le parole esaltano maggiormente il loro potere simbolico attraverso le note e l'ascoltatore non è più obbligato ad un' interpretazione univoca e vincolante, cosa che spesso ha degli aspetti un po’ autoritari, ma può liberamente costruirsi il "suo" significante, attraverso i
"suoi" modi di intendere le (pur sempre) "nostre" analogie.
Che valore credete possa avere, nella società odierna, la vostra musica?
Sai, una volta si diceva “ars longa vita brevis”, ora invece è come se la vita fosse diventata lunghissima e fosse invece proprio l'arte (o chi ne fa le veci) a consumarsi in un attimo. Questo per dire che un tempo si poteva sperare con molto più candore che certi significati, ad esempio politici, fossero comunicabili attraverso una canzone, rimanendo un'acquisizione salda
della cultura. A qualcosa sarà servito sicuramente, ma noi siamo una generazione diversa e non possiamo dedicarci a certe modalità che oramai sono diventate dei canoni vetusti, con un danno tra le altre cose per il messaggio stesso, spesso giusto, che si vorrebbe comunicare.
E’ ridicolo ad esempio che un borghese cresciuto alla scuola privata si vesta all'improvviso di stracci e si metta a cantare stornelli alla partigiana inveendo contro il governo, l'America, la mamma e chi più ne ha più ne metta...cos'è, San Francesco? oppure, peggio ancora, un seguace di Zdanov? Ci sembra una situazione del tutto priva di senso dell'umorismo.
Per rispondere alla tua domanda poi, anche nella perizia artigianale, nella passione per le possibilità della propria lingua e soprattutto nel potere infinitamente corrosivo dell'ironia ci può sempre essere nascosto (provando per un attimo a seguire la stessa logica veteromarxista da cui partono certi dibattiti) un significato "politico", ma questo d'altra parte a noi non
interessa perchè vogliamo dalla musica un concetto che sia solo ed esclusivamente "musicale", POP, dove possiamo sperimentare una concettualità molto più avanzata e al passo coi tempi. Non sta scritto da nessuna parte, ad esempio, che gli intelligenti debbano essere tutti brutti puzzolenti e depressi.
Ascoltandovi si ha una sensazione di delicatezza e umanità, di una fragilità coraggiosa, in cui ci si mette a nudo con rara onestà...
Lo dicono in molti, e questo è molto piacevole e particolare, perché in verità lavoriamo molto più di cesello rispetto alla media dei gruppi, tanto che all'inizio avevamo un po’ paura che tutto risultasse artificioso. E’ bello perché può significare che ognuno di noi ha riflettuto con sufficiente umiltà sui propri mezzi e sui materiali che aveva a disposizione.
State raccogliendo consensi e premi ovunque. Vi spaventa tutto ciò?
Sono più di dieci anni che nel mondo dei suoni investiamo gran parte delle nostre forze, questa passione per la musica che per un verso ci ha salvato la vita, ci ha anche precluso l'accesso a possibilità lavorative più sicure, ha compromesso a volte i rapporti con le famiglie, con le fidanzate, con l'università e sicuramente, cosa sicuramente dolorosissima, con il denaro in generale; se adesso raccogliere qualche frutto ci spaventasse saremmo come minimo dei cretini. Quindi Avanti tutta!
E adesso dove andrà il Giovane Senato?
Abbiamo molte possibilità contrattuali che stiamo valutando però con molta calma; fin'ora siamo abbastanza energetici ed entusiasti per poter fare anche da soli: abbiamo un amico che ha rinunciato a suonare sul palco per occuparsi dell’organizzazione interna e della “globale agenda”, un misto tra un manager e uno “psicologo di gruppo”; se arriva qualche proposta discografica, quindi, dev'essere come minimo più energetica di noi e di lui messi insieme, altrimenti sarà solo un freno. In primavera, ad ogni modo, arriva il nostro primo album e sta sicuro che sarà una roba di quelle che non si sentivano da un pezzo.
Una mia curiosità personale: se l'allusione è al giovane senato, come mai la scelta di scrivere Jang?
Sai, visto che il nome è solo un nome, questa licenza che ce la siamo presi perché graficamente "Jang" era più bello di "yang" o di "young", le stanghette sono sempre più belle dritte. E poi, come puoi immaginare, scritto così era fraintendibile in modi che si sono rivelati molto divertenti.

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